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La storia: 16200


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C'era una volta
Il giudizio universale.
Con un brusio di sottofondo si sentono due possenti mani che sbattono e una voce grida a gran voce: Silenzio!!!!!!".
era DIO che continua così:
"presto che si vada a incominciare il giudizio è lungo e duro se non comincia ora non finiremo mai, si facciano 2 file i maschi e le femmine."
al battere delle mani tutti si bloccano a parte una coppia di fidanzati,
che, sapendo di essere dannati, e che verranno separati per l'eternità, non smettono di parlare, verranno ripresi da DIO, ma loro vanno avanti.
DIO li riprende:
- Zittii o vi sbatto all'inferno!!!
lo ribatte la ragazza:
- Tanto ci dobbiamo andare!!!!
- Ma io vi sbatto subito!!!!!
- Non ci credo!!!!!
- l'avete voluto voi!!!!
il ragazzo sgrida la ragazza:
- Zitta sciocca o vuoi andare contro DIO?
La ragazza e Dio si mettono a parlare insieme dicendo:
La ragazza: - Non ti intromettere!!!
DIO: - Non adularmi!!!
e il ragazzo si ammutolì di nuovo.
DIO e la ragazza ripartono a dibattere.
La Ragazza:
- mandami all'inferno
Dio:
- Sola o con il tuo Ragazzo?
- Sola, voglio patire sola
- ok, sigilla le scarpe e indossa il saio nero; andrai in convento.
- ok andrò scalza fino al convento e li marcirò per sempre.
- non mi vedrai più- chiese il ragazzo.
- no.
- Solo una volta dietro la grata- continua la ragazza
- in cintura di castità. - continua la ragazza
- l'abito da monaca sará lungo fino a terra!!! - continua la ragazza
Il ragazzo, con gli occhi riempiuti di lacrime e la voce spezzata, urla:
- Nooooooo!
La ragazza, calma e decisa, risponde:
- No, non ti vedrai più.
DIO, imperturbabile, conclude il processo:
- Avanti, avanti, non c'è tempo da perdere. Il giudizio universale deve proseguire.
Gli angeli scendono sulla terra con le loro ali e prendono i fedeli per mano, guidandoli all'inferno o al paradiso.
La ragazza, vestita di nero e scalza, si allontana dal ragazzo, non più visto. Il giudizio universale procede, ma la storia della coppia di fidanzati resta nella memoria di tutti, come un monito contro l'amore che dura troppo a lungo.
Molti secoli dopo, in un convento isolato, una giovane monaca si reca alla grata del giardino, dove incontrò il ragazzo di un tempo. La sua voce era ancora ferma e decisa:
- Ecco, qui ti aspetto.
Il ragazzo, con gli occhi stilli di lacrime, la guarda senza parlare. La monaca continua:
- Il mio amore non morì mai, ma solo si trasformò in un'offerta al Signore.
Il ragazzo, colpito dalle parole della sua amata, risponde piano:
- E io ti amo ancora, qui, ora e per sempre.
La monaca continua:
- Eppure, il mio cuore è rimasto sempre tuo, come il tuo è stato sempre mio. L'amore non muore mai.
Il ragazzo, colpito dalle parole della sua amata, risponde piano:
- E io ti amo ancora, qui, ora e per sempre.
La monaca sorride e la sua voce è piena di dolcezza:
- Ah, il tuo amore è come un fiore che non muore mai. È un segno del Signore che ha visto il nostro amore e l'ha trasformato in una preghiera.
Il ragazzo guardava la monaca con gli occhi pieni di lacrime, ma ora era anche sorpreso e felice.
La scena si chiude con la monaca e il ragazzo che si baciano attraverso la grata del giardino, mentre la notte è tutt'intorno a loro.
Molti anni dopo, nel convento isolato, la monaca aveva dedicato la sua vita al Signore. Ma il ricordo dell'amore perduto non era mai sparito. Una sera, mentre era alla grata del giardino a pregare, sentì una voce familiare che la chiamava.
La monaca si rivolse e vide il ragazzo di un tempo, ancora con gli occhi stilli di lacrime. La sua mano tremò leggermente sulla croce appesa al collo, ma non smise di guardarlo.
Il ragazzo le disse piano: "Ti amo ancora, qui, ora e per sempre". La monaca sorridendo, rispose: "E io ti amo ancora, qui, ora e per sempre".
La scena si chiude con la monaca e il ragazzo che si baciano attraverso la grata del giardino, mentre la notte è tutt'intorno a loro.
La mattina seguente, il reverendo del convento venne a sapere della storia. Era indignato e chiese alla monaca di tornare in sé e di non permettere quel ricordo a diventare un'offesa al Signore.
La monaca: - ok che io venga punita...
Il reverendo fece segno alla monaca di seguirla, e lei lo fece, lasciando il giardino. La condusse nella sua cella e le impose una severa penitenza: quaranta giorni di digiuno e preghiera.
- che io rimanga qui per sempre...
- chiudetemi dentro e buttate via la chiave

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